Cultura e Spettacolo

SESSA AURUNCA – ‘Napulaktion 2.0’, in scena alla galleria ‘Toro’ una performance linguistica sugli aspetti storici che si intrecciano con le realtà metropolitane

SESSA AURUNCA (Gabriele Bonelli) – ‘Napulaktion 2.0’, è questo il titolo dell’evento ospitato nei giorni scorsi dalla galleria artistica ” Toro ”, ubicata in Via Aldo Moro a Sessa Aurunca, che tramite l’organizzazione di eventi e manifestazioni varie, indaga e riporta alla luce esperienze che hanno segnato l’arte del Novecento per arrivare fino ai giorni nostri. Funziona come una specie di crocevia di artisti, i quali vengono sollecitati ed invitati per condividere passioni ed interessi comuni. Nella giornata di giovedì è stato, dunque, ospitato e presentato l’evento ” Napulaktion 2.0 ” consistente in una performance linguistica e declamatoria bizzarra per esprimere le realtà metropolitane che si intrecciano con gli aspetti storici. Un incontro breve, conciso ma pregnante e ricco di ilarità e bellezza scaturenti proprio dal fascino di determinate tradizioni. Mimmo Pinto e Pasquale Stanziale hanno dato vita a letture intense e appassionanti con miscuglio di teatralità scenica accompagnate dalla melodia, a tratti incalzante, della chitarra suonata dal Professore Antonio Aniello. Seguiranno altri appuntamenti che potete tenere sott’occhio mettendo un like alla pagina. Simili manifestazioni possono illuminarci e buttare giù qualche pregiudizio di troppo nei confronti di una realtà considerata, alle volte, fatiscente ed effimera.

Un percorso storico

Nei tempi della industrializzazione e del capitalismo di massa, con associati fenomeni di contaminazione, omologazione, spersonalizzazione e si potrebbe continuare all’infinito, si tende a non riscoprire più la valenza prettamente artistica e unica di una determinata opera d’arte, a causa anche dell’epoca della sua riproducibilità tecnica  tramite l’utilizzo di fotografie, esposizioni cinematografiche, le quali un po’ annullano quell’effetto di specificità e di peculiarità di un dato fenomeno artistico. Insomma l’esperienza culturale è veicolata attraverso l’utilizzo sfrenato dei media. Perdita d’aura dell’arte come afferma il filosofo Walter Benjamin? Si e no, a mio avviso. La globalizzazione ha sicuramente proiettato l’insieme delle produzioni nell’ottica della commercializzazione di beni, fornendo loro un valore di mercato, fruibile per i consumatori.

Tutto sembrerebbe diventare più banale perchè anche la parte di popolazione che prima era un po’ emarginata da questo sistema, viene massificata nel processo di universalizzazione e portata ad approcciarsi a un mondo di cui prima percepiva, in leggeri echi, la risonanza culturale. Questa semplificazione ha fatto sì che però tutti, in modo più intenso o tenue, facessero i conti con l’ampio patrimonio artistico di cui disponiamo e che tende sempre più ad ingigantirsi per i risultati che altri grandi artisti contemporanei stanno raggiungendo e raggiungeranno. Ma cosa sono il contemporaneo e l’arte contemporanea? In primis, mi sento di dire, che l’arte in generale rende alle cose la loro natura di essere al mondo, la loro presenza concreta e quindi devìa l’astrazione che le confina unicamente

nella genericità dei concetti. L’arte contemporanea è nata nel momento in cui si sono fatti i conti con una tradizione secolare, tra fine Ottocento e inizi Novecento, per la volontà di trovare nuovi mezzi espressivi e affrontare le certezze che sono crollate all’avanzare delle nuove scoperte. La cesura si crea quando riconosciamo come convenzioni delle esperienze passate e ci addentriamo in una fase di transizione e sviluppo. Nella realtà odierna e in questa nuova filosofia dell’arte c’è la predilezione nel dire che l’idea prevale sempre sulla creazione, ciò volto a valutare positivamente anche qualcosa di apparentemente non-artistico. Il critico d’arte, Germano Celant, afferma che l’arte è ora una estrema manifestazione dell’individualità, simbolo di un latente narcisismo, e che si offre alla relazione pubblica, quindi spesso entra nel mercato degli scambi ma è pur vero, sempre a sua detta, che è uno strumento di promozione turistica e di ricerca coloniale verso mondi ancora vergini. Per Nietzsche poi ” è veramente contemporaneo colui che non coincide perfettamente con esso in quanto aderisce ad esso, e, insieme, ne prende le distanze”, il cui discorso ci propone di sollevarci al di sopra delle parti per cogliere le luci e le ombre. Oggi abbiamo a nostra diposizione una cospicua proliferazione di musei, Biennali, officine e gallerie d’arte grazie proprio alle conseguenze del processo di omogeneizzazione del gusto.

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