CELLOLE – Continua il ‘Cinema sotto le stelle’ negli antichi curtinacci: questa è la volta ‘de ri cerasiegli’

CELLOLE  – Il secondo appuntamento di “Cinema sotto le stelle”, una delle attività storiche della Pro Loco, vede come location di eccezione ‘’ru curtinaccio de ri cerasiegli’’, nell’antico rione delle CRUCI, con il film “Pensavo fosse amore invece era un calesse’’ di Massimo Troisi, di cui quest’anno si celebra il 25° anniversario della sua morte.

Ri GLIUPINI (Lupoli), le CRUCI (via Bari), ri RUNCI (Aurunci) e ru TREUCE (via Gioberti e d’intorni) erano i primi rioni di Cellole, dove vivevano insiemi di famiglie, spesso dello stesso casato. Le casette rurali, fatte di tufo e tavolati, erano disposte intorno ad uno spazio aperto: la CURTINA (cortile), ru curtinaccio, dove venivano costruiti il forno e il lavatoio, utilizzati da tutti i residenti. I residenti condividevano tutto e vigeva la regola del ‘’mutuo soccorso’’. Il rispetto, la fratellanza, la solidarietà (le parole) non erano solo significanti, ma erano veri significati, essenziali nella vita vissuta, in comunità, quotidianamente, con affinità di intenti.

Questi appuntamenti, nei curtinacci, di ‘’Cinema sotto le stelle”, per la Pro loco presieduta da Franco Freda e Pino Leone, non vogliono essere un ritorno nostalgico al passato, ma una rivalutazione antropologica, culturale e sociale delle nostre origini: se non si conosce il passato non si può avere un’autodeterminazione del proprio presente, non si può fare una proiezione del futuro sulle polivalenti dinamiche che l’evoluzione temporale ci impone.

Ogni curtinaccio ha una propria storia, legata ad un soprannome. Nel curtinaccio de ri Cerasiegli non abitavano famiglie con il cognome ‘’Cerasiglio’’. I residenti di questo luogo erano i Martucci: Angelo, Tommaso, Benedetto, Antonio. Ci ha raccontato una loro parente, che il nome Cerasieglio (piccolo ciliegio) è dovuto ad un modo di dire che indicava il cerasieglio come una situazione precaria in cui una persona si trovava. ‘’Mi trovo ‘ncoppa a ru cerasieglio’’ voleva dire che si poteva cadere da un momento all’altro, visto che la giovane pianta di ciliegio è debole e non sempre può sostenere il peso della persona che è salita tra i suoi rami per raccoglie i frutti. Si narra che un giovane Martucci, partito come soldato durante la grande guerra, scriveva ai genitori ’’Cari genitori, io sto bene, ma sono sora il ceraseglio…’’. Da qui il soprannome cerasieglio.

Quando la nostra cittadina era solo un grande villaggio, gli abitanti si conoscevano tutti e ogni situazione particolarmente ironica o buffa veniva narrata sempre con più particolari scherzosi e, da questi, così nasceva un soprannome. A Cellole abbiamo soprannomi altolocati come Barone, Cavaliere, Conte, Milord… Poi c’erano anche cognomi storpiati nella pronuncia o tradotti in dialetto locale: i Bove diventano gli ‘’Uovi’’ (plurale di bue, buoi); I Coia diventano i ‘’ Colariegli’’ e questi sono solo alcuni dei più semplici esempi.