Cultura e Spettacolo

SESSA AURUNCA – ‘Conosci te stesso’, al ‘Taddeo’ il seminario sulla psicologia delle emozioni: la dottoressa Distinto tra i relatori

SESSA AURUNCA (Gabriele Bonelli) – Nella giornata di sabato, 16 dicembre 2017, si è svolto, presso l’ISISS ” Taddeo da Sessa ”, l’interessantissimo e coinvolgente convegno ” Educazione all’affettività. Le emozioni emerse ” in cui ci si è soffermati attentamente su aspetti quali le sensazioni, stati d’animo, sentimenti e sull’educazione sessuale e del rapporto. La conferenza ha visto la partecipazione di tanti addetti al settore e il tutto introdotto dalla Professoressa Giuseppina Zannini, dirigente scolastico e poi moderato dalla Professoressa Gabriella Cianciola. Sono intervenuti nella discussione: la Dottoressa Inna Anna Distinto, neuropsichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza che ha trattato il tema dello sviluppo psicoaffettivo e sessuale; la Dottoressa Lorenza Filantropico

che ha rivolto l’attenzione al corto circuito emozionale;  la Professoressa Rita Passaretta che ha parlato delle reazioni emotive dei percorsi didattici; la Dottoressa Veronica di Meo, psicologa, che ha infine portato in argomento l’essere sessuale tra armonia e sessualità. La Professoressa Cianciola ha sottolineato subito come la scuola, oltre all’obbligo di istruzione, debba avere come caratteristica fondamentale quella di formazione, soprattutto sotto il punto di vista emotivo. Ci vuole una collaborazione forte e unita tra gli specialisti perché è un compito arduo portare alla consapevolezza di sé e alla comunicazione spontanea con gli altri. Successivamente

due adolescenti, un ragazzo e una ragazza poi, hanno rispettivamente dato ulteriore voce a questo incontro con una canzone e una poesia suggestive. Secondo me , simili eventi devono essere in grado di incoraggiare e promuovere i tanti giovani che spesso hanno doti latenti e spesso poco sfruttate. Poi la dirigente scolastica, Zannini, ha apprezzato su come i ragazzi avessero risposto in massa a quest’invito alla partecipazione e fa notare, cosa notevole, la necessità di plasmare una comunità a cui tutti possano appartenere e dove ognuno debba avvertire l’esigenza di scrollarsi di dosso il senso del solo utile per raggiungere chissà quale meta in favore

invece della semplicità e della solidarietà reciproci. Dopodiché intervengono gli ospiti, col primo intervento che è stato della Dottoressa Distinto. Ecco alcune sue parole:” la questione di se stessi e dell’io è fondamentale: ” chi più si ama meno può amare ” ( Leopardi ). Ciò non deve portarci però ad un egocentrismo e ad un cronico narcisismo ma ad amare e a rispettare il nostro io per permettere poi un atteggiamento di pura solidarietà con l’altro. Il nascituro, fin dal grembo materno, oltre a ricevere il suo nutrimento, assimila anche le emozioni e le sofferenze della mamma

portando quest’ultimo ad essere immediatamente competente di gioie e disagi. Nella vita poi nulla si perde ma tutto si mantiene. Una volta superate le varie fasi dello sviluppo psicosessuale ( orale – anale – fallica – latenza – sviluppo sessuale completo ) il bambino inizia a sperimentare e il tempo d’attesa dei suoi raggiungimenti non deve fargli paura perché il soddisfacimento arriva sempre. Si tratta di un tempo di conquista. Nei primi mesi il bambino riconosce solo la madre ma poi è compito doveroso di quest’ultima portare successivamente la piena familiarità del piccolo anche col padre. Spesso molti contrasti e traumi infantili derivano dal fatto che uno dei due genitori vuole predominare sull’altro. Il bambino, quando si sente amato e protetto fin da subito, ne guadagna una corazza fondamentale perché si crea in lui un circolo virtuoso: inizia a costruire il suo bagaglio affettivo con l’amore dei genitori; l’affetto ricevuto  aiuta a sopportare le paure esterne; i compagni che incontrerà a scuola e che gli faranno elogi per esempio sul suo andamento scolastico, non potranno che far

esplodere in lui un senso di pienezza; non è una catena di montaggio ma un sistema produttivo vantaggioso. La scuola deve essere come la luce in cui le ombre si dissolvono. Le emozioni si cavalcano e l’ansia passa. Ricordiamoci che nessuno può vivere e farcela da solo perché intorno a noi esiste una società strutturata e civile fatta di regole sociali che permettono di plasmare una comunità, la quale ha come esigenza primaria la comunicazione tra individui. Chi si isola non è davvero felice. Il disagio è qualcosa che va attraversato, compreso e poi sostituito con sentimenti positivi. La frustrazione, che è sintomo di debolezza, deve avere la sua moderazione perché è chiaro che non tutte le cose possano piacerci ma vanno tollerate comunque e bisogna arrivare alla gratificazione. Molte volte per colmare delle lacune interiori tendiamo a sopraffarci di impegni ma il punto è che quel vuoto continua comunque a permanere e ad essere riempito solo in modo poco significativo ed effimero. Mai immischiarsi in circoli paranoici ed ossessivi. Per quanto riguarda il rapporto di coppia, non c’è cosa più difficile. Non è assolutamente un gioco. Lo stare con qualcuno è una scelta consapevole, non forzata, matura e deve essere solo un’esperienza di confronto e di arricchimento reciproco. Non deve sorgere il dubbio che sia una dipendenza affettiva ma c’è necessità di vera passione. Si tratta di un percorso di crescita e di formazione, base evolutiva per entrambi. Oggi esistono tanti casi di gravidanza precoce perché non si è spesso così coscienti e attenti anche

verso il proprio partner. Queste tipologie possono portare anche problemi al nascituro perché il corpo dell’adolescente non è completamente maturo. Una meta importante dello stare insieme è quella di passare dal principio, consistente nel soddisfacimento del proprio piacere di tipo narcisistico ed autoerotico, al traguardo, inerente invece ad interessarsi anche del piacere dell’altro. L’ amore è una sensazione che si consolida nel tempo: l’altro dobbiamo riconoscerlo come un nostro familiare, come un porto sicuro con cui possiamo sentirci tranquilli, sereni e protetti. I fallimenti delle relazioni servono a farci riflettere sul percorso e ad orientarci positivamente verso il futuro. Il rapporto sessuale deve godere di pieno rispetto perché ognuno ha i suoi ritmi e tempi, nessuno sa ” come si fa ”. Le cose accadono spontaneamente facendosi trasportare dal momento. Ci deve essere significato in quello che si da e usare, quando ne si sente il dovere, il contraccettivo che serve all’emozioni per rafforzarsi e  crescere. La donna, la quale ancora ha da adoperarsi per sentirsi pienamente alla pari con l’uomo a causa di una ancora latente sindrome di inferiorità paternalistica, non deve assolutamente trasformarsi

in merce su cui abusare. Infine voglio ricordarvi come il distretto sanitario n° 14 ASL ( Ce ), unità operativa materno infantile, offra servizi consultoriali di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, di ginecologia e di vaccinazioni presso il consultorio in via Sessa Mignano ( tel. 0823 937541 )”. Come secondo intervento abbiamo la Dottoressa Lorenza Filantropico:” ecco da dove partire: cercare nelle cose l’attendibilità e l’autorevolezza senza pretendere che le rinomate questioni universali siano risolte con qualche risposta certa, come spesso vogliono fare i tanti siti in rete. Nessuno ha la sfera di cristallo, non ce l’avevano nemmeno i grandi filosofi e pertanto non possiamo averla noi. Non esistono giudizi definitivi e insindacabili ma si può solo lavorare attraverso un sapere verticale e non orizzontale. Affinamento e miglioramento continui ma nulla è certo e va accettato. Siamo continuamente in fieri, in itinere, in costruzione. Il corto circuito emozionale si verifica quando il cuore o la mente vogliono prevalere sull’altro, i quali al contrario sono complementari. Essi sono immateriali e non ci si può sottrarre, pertanto non se ne può avere un contatto diretto e concreto, quindi andiamo un po’ contro la concezione materialistica della società odierna dove il tutto si svolge sul possesso. ” Ove tende questo vagar mio breve ” ( Leopardi ) e non si può rispondere. Il porsi le domande, senza necessità di risposta, è già sinonimo di grande

consapevolezza e intelligenza. Importante l’iscrizione dell’Oracolo di Delfi ” Conosci te stesso ” per incominciare da se stessi e capire ciò che è luce e ciò che è ombra. Tutto incomincia dalla propria umanità, l’emozione rende la vita degna di essere vissuta. Perché non dobbiamo oscillare magari tra un estremo e l’altro? Abbiamo bisogno di schematizzarci per forza verso un polo? Si deve necessariamente raggiungere un obiettivo? Da qui il senso di responsabilità di ognuno nel saper capire ciò che si fa e che si vuole ottenere. Solo noi possiamo sapere cosa ci fa bene a prescindere dalle pressioni ed ansie altrui. La nostra irrazionalità e contraddizione fanno parte di noi ed è giusto così perché, a dispetto di ciò che si crede, rappresentano dei valori solidi di ogni persona. ” Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce ” e nessuno ha davvero la situazione chiaramente nelle proprie mani. Le funzioni irrazionali sono necessarie per la componente intellettiva e formativa della nostra persona. Si deve raggiungere la cosiddetta ” intelligenza emotiva ” che rappresenta un equilibrio perfetto. Non bisogna essere freddi e distaccati altrimenti si diventa innaturali perché poi mettiamo da parte delle emozioni che col tempo esploderanno da sole in modo violento. Ci sono sia gli angeli custodia sia i diavoli custodi e bisogna saper gestire per non lasciare nulla indietro. Si deve far prendere aria ai pensieri e poi saperli richiudere

nel serraglio. Viva il vuoto liberatorio! Si deve essere critici dell’efficienza dal momento che nessuno garantisce nulla di vero. Lo spazio senza pienezza è più produttivo alle volte di un riempimento banale e senza senso. Il processo conoscitivo non termina mai: ” imparare per imparare ”. Si deve raggiungere sempre un equilibrio e quando l’obiettivo che ci siamo prefissati non ci da la felicità allora dobbiamo fermarci un attimo e ravvederci. Dobbiamo essere autentici e coerenti con noi stessi e ricordare che il possesso di un oggetto è un piacere illusorio ed ingannevole. La vera felicità si cerca in noi stessi ed è immateriale. Lo smarrimento ci invita a ritrovare la retta via ed il processo creativo lo crea il soggetto stesso capendo che quello che fa è parte di lui e non va biasimato. Nessuno è davvero stabile e senza ferite. Ogni crisi è il preludio al cambiamento e alla trasformazione. L’io va curato solo attraverso ciò che ci fa realmente fare i conti con noi stessi. Dopo il vuoto vi è la tensione verso l’infinito. Dentro di noi deve esserci sempre il fanciullino e diventiamo infiniti quando ascoltiamo la nostra umanità. Chi non fa così è un falso eroe virtuoso che prima o poi si romperà la testa. Meglio prevenire che curare.  Oggi c’è il problema del ”de-sidera ” cioè mancanza di stelle e bisogna riportare lo sguardo in alto e non tenerlo in basso verso gli schermi dei cellulari. Ciò che ci pone in un’altra dimensione sono la creatività e la fantasia. ” L’ immaginazione deriva dalla privazione che invita ad esplorare ” ( Alessandro D’Avenia ). Non si può chiamare condivisione quella che non è diretta e che non avviene tramite un contatto visivo immediato. I mezzi

di comunicazione tendono invece ad irrigidire la nostra immagine e abbiamo l’effetto distorto delle parole come ” social ”, la quale è in realtà sinonimo di esposizione del proprio mascheramento e mutevole egocentrismo, vera emanazione perpetua dell’io senza l’altro. Bisogna rifuggire dalle persone che parlano in modo stereotipato. Oggi quel vuoto è riempito falsamente con i contatti, gli amici virtuali su Facebook ecc. Lo schermo come specchio vuoto. Ci sono ” legioni di imbecilli ” ( Umberto Eco ). Non si ha più il senso critico. La vita non è ricevere l’emoticon con i bacetti e i cuori ma è quella a contatto con la natura. Il mito della caverna di Platone ci ricorda di come spesso alcune luci che vediamo siano solo ombre e come allora si debba uscire dal proprio pregiudizievole eremo mentale per scoprire il vero bagliore. Il dubbio come azione dell’intelligenza e predilige la curiosità. Non è intelligente chi è prestazionale. La conquista dell’autenticità avviene tramite il cammino solitario, ma interiore. Il  saggio è poi colui che condivide le nuove scoperte e conoscenze per cui l’obiettivo è il raggiungimento collettivo. Se alla fine del mito l’uomo che ha scoperto la verità viene ucciso dalla massa, dobbiamo ricordarci allora di scegliere il nostro compagno ideale e originale”. Il terzo intervento è inscenato dalla Professoressa Rita Passaretta:” prima di tutto sono una maestra e lavoro spesso con persone diversamente abili ( in realtà lo sono tutti ), le quali ci trasmettono i loro messaggi tramite le emozioni e non hanno filtri. Oggi per questa categoria non si parla nemmeno più di integrazione ma più banalmente di ” inclusione ”. Io dico che ogni pensiero è unico ed originale, pertanto non può essere screditato o sminuito da pareri altrui. Esistono in noi due menti: una che pensa e una che sente. C’è unione tra le due. L’emotività si può insegnare e bisogna saper riconoscere le emozioni. La scuola elementare e superiore sono  davvero importanti sotto l’aspetto della formazione personale per seguire il ragazzo in una lunga durata di educazione ed evoluzione ( o involuzione chi lo sa ). La competenza emotiva ci stimola a fare cose e la scuola funge da simulazione di quello che poi sarà davvero la vita a contatto con la realtà concreta. Non si può pretendere che tutti imparino negli stessi tempi e ritmi la gestione delle sensazioni. Nelle situazioni estreme spesso si mettono alla prova le nostre qualità, quali il coraggio e la pazienza. La condivisione empatica è fondamentale per l’interscambiabilità semplice ed efficace anche di ansie e paure contribuendo ad una risoluzione più facile dei propri disagi. Perciò risulta peculiare il rapporto professore-alunno e non bisogna mai giocare con le emozioni senza la necessità che poi queste possano diventare un ostacolo per l’individuo”. Infine, l’ultimo intervento è prodotto dalla Psicologa Veronica di Meo:” l’essere umano deve risuonare sempre, bisogna credere in esso che è ” animale sociale ” e, soprattutto, c’è la necessità di riconoscere il nostro istinto sessuale. Esso è influenzato da tanti aspetti e il bambino ha già pulsioni sessuali ma solo latenti. Siamo esseri sessuali dalla nascita alla morte. Anche il bambino, quindi, nella sua innocenza, ha una sua forma sensibile e ricettiva delle emozioni ma è ovviamente diverso dalla sessualità adulta. Nelle prime fasi, il bambino inizia a conoscere se stesso attraverso il toccarsi. L’adolescenza rappresenta una fase intermedia davvero difficile perché si diventa indipendenti, autonomi e ognuno deve plasmare la propria identità. Io faccio una differenza tra la fusione e la simbiosi: la prima consiste nella reciprocità dell’affetto; la seconda in una sorta di parassitismo. Nella fase adolescenziale conosciamo davvero il nostro corpo per via delle prime esperienze sessuali. Le ragazze scoprono cosa significhi menarca e una caratteristica femminile è quella di considerarsi meno attraente col procedere dello sviluppo. I ragazzi invece hanno a che fare col semenarca o spermarca e una caratteristica maschile è quella di sentirsi in colpa o provare senso di vergogna dopo la prima eiaculazione o masturbazione, lo stesso vale per le fantasie autoerotiche. Solo dopo si acquista consapevolezza della cosa. Inoltre mentre i ragazzi sono più aperti ed immediati nel confidare le loro intime abitudini della masturbazione, le donne tendono ad essere molto più riservate e quasi mute sulla questione. I contatti sessuali avvengono  attraverso gli abbracci, i baci  e le cosiddette fasi di necking ( cioè toccarsi dalla vita all’insù ) e petting ( cioè toccarsi dalla vita in giù ) che si configurano come anticipazioni del rapporto sessuale vero e proprio. Il contraccettivo spesso va usato non tanto per evitare magari spiacevoli inconvenienti, ma per una questione soprattutto di igiene e salute. Le donne spesso fanno sesso per soddisfare i propri desideri e per appagare le mistificazioni. Gli uomini invece pensano alla tensione e al soddisfacimento del proprio partner. Ci vuole rapporto responsabile. ” Non essere consapevoli significa non esistere  ” ( McLuhan). Ascoltando tutto questo, potrei schematizzare così: 1) credi in te stesso; 2) accetta la sofferenza; 3) circondati di persone di cui fidarti; 4) sii umile; 5) impara per insegnare. Fine.

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