SESSA AURUNCA – De Santis si appella a Di Iorio per fare dell’ex campo ‘Cappuccini’ un luogo di aggregazione sociale

SESSA AURUNCA (Matilde Crolla) – L’ex consigliere provinciale Pietro De Santis ha inviato nella giornata di ieri una lettera/istanza al sindaco Lorenzo Di Iorio in merito al riutilizzo dell’ex Campo sportivo “ Cappuccini”. “Vista la tendenza della sua amministrazione alla politica del “fare”, fuori da ogni falsa ed inutile

retorica;all’interno di una progettualità in atto, finalizzata a dare decoro, visibilità e rivalutazione al Centro della nostra città, oltre all’attenzione riposta verso altre variabili del nostro territorio,si permette di prospettarle un problema, che è stato un po’ trascurato e, comunque, passato sotto silenzio, non adeguatamente

valutato.Si fa riferimento al rinomato Campo sportivo “Cappuccini”, che è diventato luogo di raccolta di materiale di risulta dei lavori in corso, nonché di parcheggio improvvisato.Dello stesso si vogliono sottolineare alcuni elementi che ne giustificano una sua presa in attenta e dovuta considerazione, senza dare

luogo a formalismi verbali, del tutto inutili, vuoti ed impropri. La “storia” di una città, di una comunità, di un luogo non è legata solo al loro coinvolgimento in avvenimenti, fatti e situazioni di superiore rilevanza, ma anche a punti strategici, a singolari contesti, a specifici modi di essere, di pensare, di proporsi

di un popolo o di qualche personaggio.In tale ottica va inserito il “Cappuccini”, il campo della gloriosa “ A:C: Sessana”, che, nei suoi 110 anni di attività e, in particolare, nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale, ha rappresentato un luogo attivo, partecipativo, di incontro di un’intera popolazione, che si stava riprendendo dalla disastrosa e drammatica vicenda ed esperienza bellica.

I sessani attendevano con ansia la domenica, in cui la squadra del loro cuore, partecipante a varie e significative categorie del mondo del calcio, scendeva in campo, per vederla giocare.Occupavano qualunque spazio disponibile o possibile, con figure caratteristiche e singolari nel comportamento e nell’esserci, spinti dal desiderio di assistere

alle gare tutti insieme, qualunque fosse la categoria sociale dei presenti.Le loro grida, gli applausi, gli incitamenti, parole gettate al vento, perché no, anche colorite, espressioni che fanno parte del patrimonio specifico dei tifosi, favorivano lo scaricarsi della tensione che, giorno dopo giorno, si accumulava nel proprio “io”, per motivazioni di diversa natura o per riempire quel vuoto esistenziale, che è un segno distintivo, specie di quella parte della popolazione, che versa in precarie condizioni socio- economiche.L’attività sportiva

della “Sessana”, cosi, gestita da personaggi di diversa e varia classe sociale della nostra città, a seconda dei tempi e delle circostanze, con grande sforzo finanziario e con il contributo dell’Amministrazione Comunale, si configurava come “un segno di identità” della nostra Comunità, totalmente legata alla stessa senza riserve o pregiudizi

di nessun genere, in un rapporto di appartenenza, di solidarietà, di attaccamento ai colori. Alla luce di tali premesse- continua De Santis- nello specifico, il sottoscritto chiede una rivisitazione

e un recupero del luogo in oggetto, con un allestimento non richiedente somme di denaro eccessive, ma tali da poterlo utilizzare (con l’inevitabile insegna riportante il drammatico evento del 1966 e con la disponibilità di uno spazio occorrente per allocare documenti e testimonianze della sua “storia”, sul piano calcistico e socio-culturale), nelle

seguenti modalità:attività sportive organizzate per ragazzi della nostra città, con particolare riferimento a quelle appartenenti a fasce sociali più deboli, per la loro formazione e per la sicurezza sociale;manifestazioni di ordine artistico, musicale, culturale

e religioso di qualità, senza trascurare l’insieme delle varie e specifiche tradizioni presenti nell’arco del nostro territorio;attività economiche, come fiere, mercati settoriali, con particolare riferimento ai nostri rinomati prodotti e di qualità del mondo enogastronomico ed artigianale.E, cosi, tale luogo, inserito di diritto nella storia della nostra Città, che affonda le sue radici in tempi molto lontani; nell’ambito di un vasto contesto ambientale e territoriale, ricco di qualificanti e prestigiose sussistenze

monumentali, artistiche e culturali, con la presenza di mare, di insediamenti termali e di fertili colline; famoso per essere stato patria, soggiorno e visita di grandi personaggi della cultura e dell’arte,si configura, altresì, come un’altra possibilità di vivificazione della nostra città.Il tutto, accompagnato

dalla messa in atto di una meritata campagna propagandistica non solo a livello locale, ma regionale, nazionale e, perché no, europea, favorito dalla cortese accoglienza della nostra gente.In tale ottica si potranno coinvolgere le associazioni e le istituzioni di vario indirizzo presenti sul territorio, con esperienze già collaudate in merito, per un

loro più specifico contributo sul piano della programmazione, dell’assistenza e dell’organizzazione delle stesse, ivi compreso quello del sottoscritto che non è abituato solo a parlare, ma ad assumere anche disinteressati e responsabili impegni, se richiesti”, conclude De Santis.

