SESSA AURUNCA – ‘Basta con la violenza sulle donne’, il messaggio di denuncia nello spettacolo di Giulia Casella ‘Non una di più’

SESSA AURUNCA (Gabriele Bonelli) – Ieri sera, 25 novembre dalle ore 20:45 nella sala del Castello Ducale di Sessa Aurunca, è stato affrontato nel migliore dei modi, con performance notevoli ed originali, il tema delicato sulla violenza contro le donne. L’affluenza è risultata cospicua,  piena di incentivo e desiderio di assistere. L’evento, uno spettacolo dal titolo ‘Non una di più’, e la serata sono stati presentati da Giulia Casella, la quale ha ribadito in modo incisivo e pungente una questione sempre attuale e probabilmente acutizzatasi negli ultimi decenni anche a causa di una latente indifferenza nei confronti del problema. Ha affermato che deve crescere la coscienza contro questo abominio e non si può più tollerare un’infamia del genere e ha ricordato come nel corso delle epoche la donna sia stata sempre in posizione subalterna o sminuita, anche dal punto

di vista ecclesiastico quando era stereotipata come portatrice del Peccato Originale. Lo Stato italiano è maschilista? Sicuramente non arrivano giuste sanzioni o ” punizioni ” adeguate ad episodi spiacevoli come appunto il femminicidio, parola obbrobriosa e di sapore paternalistico, ma anziché affrontare le conseguenze sarebbe opportuno prevenire perché ogni vita è sempre preziosa e peculiare nel momento in cui esiste. Si riporta alla mente ancora la dipendenza spesso morbosa delle donne nei confronti del fidanzato o del marito e si è evidenziato come necessiti fare attenzione ai segnali di allarme quando sentiamo espressioni di possessione ossessiva come ”  tu sei solo mia ” o ” dove vai, con chi vai ecc. ” . Ricordiamoci una cosa, l’amore ha come presupposto la libertà! Ci deve essere la volontà e il coraggio di ribellarsi e di denunciare simili accadimenti anche collaborando magari al fianco di movimenti come l’ ” Associazione V.E.R.I ” di Mondragone ,con la persona

di Clementina Ianniello, che sostiene attivamente le donne colpite da soprusi o abusi. Ianniello, reduce da un pessimo episodio familiare e ancora piena di dolore, si rivolge a tutti i maschi e pone l’accento su coloro che davvero saranno uomini e coloro che non potranno essere chiamati in tale modo. Lancia un appello per far prendere consapevolezza immediatamente di quello che si fa e si compie in determinati momenti per poter allontanare via i brutti pensieri e inoltre lamenta, nonostante già i dodici anni di battaglia, un’ ancora troppa insufficienza di sensibilità e di agevolazioni. Le donne quindi finiscono per accettare una condizione passiva di inferiorità e ciò le condanna nelle grinfie di chissà chi. Nonostante ciò, si ripete ancora l’importanza di dare un senso a questa impresa invitando tutti alla partecipazione e ad un maggior impegno. Rimembra pure

come l’associazione sia promotrice di varie iniziative e progetti motivando anche  ragazzi e studenti, porgendo loro borse di studio ogni 15 dicembre in onore del compleanno della figlia scomparsa di Ianniello. Dopodiché, inizia lo spettacolo con la presenza in scena delle sole attrici le quali, a vicenda, hanno espresso delle situazioni tipiche del quotidiano nel rapporto uomo/donna e da cui sono emersi paranoie e deviazioni come ad esempio la sottomissione erotica e compulsiva. Critica anche al mondo delle comunicazioni e dei Social Network dai quali è risultato il tema della incomunicabilità domestica. Ogni soliloquio terminava con un

sospiro e con un aforisma pregnante e quelli che mi hanno colpito sono stati soprattutto frasi come  ”Non ce ne siamo accorte” o ”Più che un uomo adatto, ci si adatta? ” o ancora ” Una rotonda, uno sparo, il buio ”. Si è anche sottolineato di come spesso le donne sembrano avere la giusta resistenza e personalità nel rapporto ma il rischio di soccombere è sempre dietro l’angolo. Tutto questo è un invito a non adattarsi mai, di come una persona sia amata per quello che è, e specialmente di condividere insieme un percorso onirico. Cuore e cervello, sempre.