MATESE – ‘Il rapimento di don Nicolò’, la quarta fatica letteraria della giornalista Roberta Muzio è un cold case dell’800

MATESE (Francesco Mantovani) – Sono trascorsi soltanto tre anni dalla proclamazione del Regno d’Italia e ne occorrono poco meno di una decina prima che il fenomeno del brigantaggio – inteso come rivolta post unitaria antisabauda nel Mezzogiorno – venga represso in un bagno di sangue. Nel frattempo, nei più reconditi angoli del Matese, versante campano e molisano, imperversano e trovano rifugio ancora nutrite e organizzate bande armate. E’ in questo magma ribollente di precarietà sociale e politica che don Nicolò Poppo, giudice regio in quel di Piedimonte d’Alife, viene rapito. Un cold case dell’800 ispirato ad un

fatto realmente accaduto – il rapimento di Nicola Coppola – e sviluppato con uno stile investigativo e divulgativo al tempo stesso dalla giornalista Roberta Muzio che affida ad un ‘menestrello’ la narrazione dei fatti a vent’anni di distanza dal loro svolgimento. L’utilizzo di un registro antico, che si adatta a luoghi e accadimenti dipanandosi in due differenti dialetti, è un ulteriore artificio attraverso cui l’autrice riesce a rendere il testo ancora più aderente al contesto storico tenendo il lettore sul filo della tensione dalla prima all’ultima pagina. ‘Il rapimento di don Nicolò’, quarta opera letteraria di Muzio, la seconda della collana “Quaderni per il tè del pomeriggio di Occhi a candela”, uscirà in libreria il primo dicembre.