CELLOLE – “Lo Stato deve difendere le nostre figlie e non pensare a rieducare gli assassini!”. Il grido di Tina Ianniello

CELLOLE (Matilde Crolla) – “Mi chiamo Clementina, sono la mamma di due figlie: Veronica e Ylenia. Purtroppo Veronica non è più qui con noi. E’ una delle tante donne che l’Italia lascia morire forse proprio quando cerca di provare compassione per gli assassini pensando alla loro rieducazione”. Con queste parole

 

Clementina Ianniello, detta Tina, presidente dell’associazione VERI e madre di Veronica Abbate, assassinata dodici anni fa, ha aperto il suo intervento ieri sera nel corso della manifestazione dedicata alla Giornata contro la Violenza sulla donna. “L’Italia non può assistere più passivamente a leggi che continuano a salvaguardare gli assassini, a ‘premiarli’. Della fragilità degli assassini a me non me ne frega un

tubo. Non deve più esserci una Maria, una Francesca, una Veronica che muore per mano di chi diceva di amarla. E’ impensabile l’economia processuale dovuta al fatto che l’Italia deve risparmiare”. Tina Ianniello rincara la dose: “Sapete che cos’è il rito abbreviato? Chi becca 20 anni ne risparmia sette. In secondo grado se gli va bene gli dimezzano la pena, poi c’è un altro sconto, perché il direttore deve stare tranquillo, l’Italia deve risparmiare e l’assassino sconta la sua pena. Iniziano i permessi premio e mentre noi

mamme aspettiamo che le nostre figlie ci vengano almeno in sogno loro sono fuori. Li vogliamo recuperare? Ok, facciamogli fare trent’anni di galera, facciamo prendere loro anche 4 lauree, si possono recuperare ma la pena la devono scontare tutta. E’ una roulette russa, dipende da quale giudice trovi, da quale avvocato vai e poi dipende da quale indumento intimo la donna indossa. Vi rendete conto? Hanno detto che hanno fatto dei passi avanti, io sono 12 anni che lotto per questo. Abbiamo ottenuto la legge sullo stalking ma

 

poi sappiamo che per i reati fino a 4 anni non si va in galera, e allora che l’abbiamo fatta a fare questa legge? C’è bisogno che lo Stato difenda le sue figlie. C’è una logica della proporzionalità: un delitto grave deve prevedere una pena lunga. Possiamo fare tutto quello che vogliamo, centri antiviolenza, sportelli antiviolenza, manifestazione eppure le donne continuano a morire. Perché non c’è la legge che dice in maniera categorica che determinati cose non si possono fare, non si devono fare”.