PIEDIMONTE MATESE – Gestione acqua a privati, Civitillo smentito dai suoi stessi documenti

PIEDIMONTE MATESE (Francesco Mantovani) – “Il Consorzio potrà svolgere tutti i servizi precedentemente indicati anche per conto di soggetti non soci, pubblici o privati.” È questo uno dei passaggi contenuti nella delibera di consiglio con la quale la maggioranza Civitillo ha recentemente approvato la costituzione della Società delle Acque del Matese Spa. Tradotto: la gestione dell’acqua si avvia verso la privatizzazione. Un obiettivo fin troppo chiaro nonostante il tentativo da parte del sindaco di rassicurare la cittadinanza attraverso il solito comunicato intriso di proclami e giustificazioni poco convincenti. Noi, caro sindaco, più che ai proclami siamo portati a credere a ciò che dicono gli atti e la delibera approvata dalla sua maggioranza altro non è che una chiara ed evidente apertura a terzi circa la gestione del bene più prezioso del Matese. Sempre nella stessa delibera si legge inoltre che “il Consorzio può affidare l’attività gestionale dei servizi ad imprese che assicurano la massima efficienza, efficacia ed economicità in un contesto di progressiva liberalizzazione e concorrenzialità…”. Giustificare l’apertura alla privatizzazione della gestione dell’acqua ponendo l’accento

sui principi di efficienza ed economicità altro non è poi che un pretesto che fa acqua da tutte le parti. E le diciamo subito perché. Come già sta accadendo in altre realtà della penisola dove la gestione dell’acqua è finita nelle mani di soggetti terzi, non si è finora visto alcun vantaggio sia in termini di efficienza che di economicità. Questo per un fatto molto semplice. Siccome le ditte private non hanno alcun obbligo di investire gli utili nella rete idrica, il problema legato alle perdite di acqua alla quale lei faceva riferimento non solo non è diminuito ma secondo l’Istat è addirittura aumentato del 42%, contro una media Europea che si aggira tra il 15 e il 18%. Anche il costo delle bollette inoltre è salito notevolmente con un aumento stimato del 90% solo tra il 2007 e il 2017 come mostrato da una ricerca della Cgia Mestre. Quindi, se nel referendum del 2011 gli italiani votarono per la gestione pubblica dell’acqua un motivo caro sindaco ci doveva pur essere non le pare? Lo scopo tra l’altro non era poi neanche quello di risparmiare ma era soprattutto quello di impedire che la tariffa comprendesse la remunerazione del capitale investito dal gestore. Ovvero contrastare quella che è una ingiustizia etica. L’alternativa tuttavia c’è: nonostante l’articolo 6 del ddl concorrenza, si potrebbe infatti costituire una società speciale senza lucro ed iniziare un percorso amministrativo virtuoso a breve – medio – lungo termine , che eviti gli sprechi di denaro pubblico e investa nella gestione dell’acqua. Un tesoro che purtroppo fra qualche anno sarà sempre più introvabile.