SANT’ANGELO D’ALIFE – Case sparse (bis), crolla tutto: annullate nove determine!

SANT’ANGELO D’ALIFE (Francesco Mantovani) – E’ vero: se diamo per scontato che i nostri lettori ricordino tutte le pubblicazioni di questa testata dedicate ad alcune vicende poco chiare che riguardano l’ufficio tecnico del Comune di Sant’Angelo d’Alife peccheremmo di presunzione. Quindi, affinché la narrazione di certi fatti scorra più fluida, occorre rinfrescare un po’ la memoria. Ricordate ‘Case sparse’? Quel progetto esecutivo dal titolo un po’inquietante di importo pari a circa 340mila euro, relativo ad opere di pubblica illuminazione, redatto dall’ufficio tecnico e approvato dalla giunta Caporaso? Ecco. Quando ci siamo resi conto del fatto che l’ufficio tecnico
ha scisso senza farsi troppi problemi l’appalto in sei sotto affidamenti (relativi quasi tutti alle forniture!), eludendo di fatto l’obbligo normativo disposto dal vigente codice degli appalti di indire quantomeno una gara mediante procedura negoziata con invito ad almeno cinque operatori, abbiamo capito subito che si trattasse di una porcheria (leggi qui https://www.macronews.it/?p=38862). Perché tale era e tale resta nonostante, con determina di settore numero 96 dell’11/05/2022 (vedi foto in basso), il responsabile dell’area tecnica abbia annullato in autotutela ben nove determine (NOVE!) relative ai lavori di pubblica illuminazione dalla denominazione un po’ gotica. Infatti la vicenda ‘Case sparse’, nonostante il recente annullamento in autotutela degli atti relativi a tali lavori, compresa la determina numero 53 dell’11 marzo 2022 con la quale veniva approvata la rimodulazione del quadro economico dell’intervento, continua a non convincerci. Prima di tutto perché l’annullamento in autotutela è arrivato solo dopo le segnalazioni del consigliere Giancarlo Campone e poi perché uno degli affidamenti diretti ancora non è stato annullato. Ecco perché torneremo presto sulla vicenda evidenziando altre circostanze che hanno generato e continuano a generare in noi lo stesso smarrimento prodotto dall’alchimia con la quale era stato frazionato un appalto in maniera evidentemente fin troppo artificiosa.