SESSA AURUNCA – Pandemia, l’appello del vescovo Piazza alla comunità ecclesiastica e civile: ritroviamo prudenza e responsabilità

SESSA AURUNCA – Il vescovo della Diocesi di Sessa Aurunca, monsignor Orazio Francesco Piazza, ha lanciato un appello alla comunità ecclesiale e civile in una lettera che riportiamo integralmente di seguito.

È sotto gli occhi di tutti il diffuso rilassamento rispetto ai rischi della epidemia in atto. La difficoltà di una veloce e capillare distribuzione dei vaccini rende ancora più complesso questo ritorno a maggiore incertezza. Come rimanere indifferenti all’evidenza di superficialità che inseguono normalizzazioni della vita in un contesto che di normale non può avere nulla? Questa è una emergenza pandemica che si presenta con varianti tali da mettere a rischio anche vite di bambini e giovani. Eppure, in vari luoghi della vita comunitaria non si rispettano regole che potrebbero evitare l’incremento dei contagi sul nostro Territorio. Forse abbiamo già dimenticato i sacrifici vissuti, le tante rinunce, a livello personale

e sociale, in un anno che ha segnato in modo determinante la vita di tutti, dai bambini agli anziani, dai singoli alle famiglie, e ha inferto un duro colpo alla nostra già fragile situazione economica e sociale? Ma, ancor di più, non sono ancora aperte le ferite del dolore che ha toccato tante famiglie per la perdita dei propri cari a causa di questa epidemia? Ci siamo forse abituati, per un superficiale bisogno di normalità, a veder morire e soffrire tante persone al punto da non avvertire il dovere di evitare, attraverso comportamenti maturi e responsabili, che altre vite siano stroncate e altro dolore possa invadere le nostre case? I comportamenti abituali, nei vari segmenti della vita pubblica e privata, dimostrano che la sensibilità sociale e la carità cristiana non caratterizzino realmente le nostre coscienze. Ho

il dovere di levare la voce, per personale sensibilità, ma, soprattutto, perché consapevole del dolore e delle lacrime di tanti, di richiamare tutti, Istituzioni Civili ed Ecclesiali, a nuova responsabilità nell’affrontare una situazione che fa presagire giorni più difficili e problematici per famiglie e per operatori preposti alla tutela della salute pubblica. Il rischio di nuove e più incisive restrizioni, consapevoli dei danni già prodotti al mondo dell’Istruzione, del Lavoro e dell’Economia, è alle porte se non si risveglia in tutti, particolarmente nei giovani, il senso di prudenza e responsabilità. Nel ribadire che le norme di sicurezza sanitaria sono ancora in vigore e che, soprattutto ora, è necessario rispettarle (divieto dei cortei, traslazioni, manifestazioni pubbliche, raduni di persone che possano generare assembramenti), in realtà si deve constatare che queste norme sono disattese: è segno di rilassamento e superficialità. In particolare, si verificano assembramenti davanti alle Chiese e sono messi in atto cortei esequiali certamente vietati in questa situazione pandemica. Certo sono momenti di grande dolore difficili da vivere: si sperimenta in questo caso un duplice distacco dai propri cari. Ma appunto questa ulteriore sofferenza merita maggior rispetto con una vigile prudenza e il rispetto delle norme previste. Se nelle Chiese, grazie all’attenta cura dei

sacerdoti e alla preziosa opera di generosi Volontari, si riesce a dare opportune garanzie, al contrario sono facilitati cortei funebri e assembramenti davanti alle Chiese e negli spazi cimiteriali. Sono ben consapevole di quanto bisogno ci sia del far sentire vicinanza e sostegno in questi delicati frangenti di vita, ma sento come altrettanto necessario e urgente richiamare tutti noi a maggiore attenzione e responsabilità, secondo le rispettive funzioni e posizioni. Dobbiamo, con l’impegno di tutti, evitare ulteriori rischi di contagio. Ma ancor più dobbiamo evitare il rischio di altre vite stroncate e altro dolore in tante famiglie. Per questo, rinnovo a tutti i Sacerdoti, che già tanto hanno fatto nel sovvenire ai bisogni umani e spirituali delle persone, la richiesta esplicita di rispettare e far rispettare le norme ecclesiali emanate nei precedenti Decreti Diocesani, e chiedo, con particolare insistenza, alle Istituzioni Civili e militari, di ogni ordine, di rinnovare il prezioso impegno nel sostenere un meticoloso controllo della comune responsabilità. È necessario

risvegliare e rendere attiva in tutte le persone maggiore attenzione per le indicazioni previste per la tutela della salute di tutti. Questa sensibilità responsabile non è semplicemente necessaria per evitare più stringenti limitazioni, quanto per evitare nuove perdite umane e tanta sofferenza sociale e tanto dolore. Questo appello manifesta il bisogno di maggiore coerenza nei comportamenti, soprattutto nei vari momenti di vita pubblica e nelle particolari situazioni di vita ecclesiale. Ho sempre viva nel cuore l’amarezza, sperimentata con tanti, di situazioni legate a questa difficile e complessa epidemia. Sarebbe un grave paradosso dover patire nuove e più incisive restrizioni, ecclesiali e civili, perché non si riesce a vivere nella giusta misura soprattutto i momenti in cui tutti sentiamo il bisogno di condividere sensibilità umana e cristiana. Vi prego, ritroviamo prudenza e responsabilità non solo per limitare altre vittime umane e altro dolore, ma per valorizzare al meglio il dono della vita.