IL CASO – La denuncia di Tomassetti: in Campania mancano 350 medici di famiglia e 2000 sono in attesa di incarico

IL CASO (Francesco Mantovani) – I medici di famiglia non sono né eroi, né martiri. E neanche fanno miracoli. Sono semplicemente dei professionisti il cui vero dramma è che in un periodo di sovraesposizione quotidiana al contagio da covid 19, sono sempre più pochi e con un numero di pazienti sempre maggiore. Un problema che potrebbe tranquillamente essere superato (a beneficio non solo degli stessi medici ma anche e soprattutto dei pazienti) se la Regione Campania riuscisse una volta per tutte a darsi una organizzazione in grado da metterla al passo con le altre regioni della penisola. Intervenendo pertanto sugli ambiti carenti attraverso la publicazione di almeno un bando all’anno per consentire ai circa duemila medici in graduatoria, con titoli e pronti per entrare in servizio, a dare un aiuto a tutti quei pochi colleghi (con oltre 1300 pazienti in carico) sul territorio ormai allo stremo delle forze per la grossa mole di lavoro. E’ questo in sintesi il grido d’allarme della dottoressa matesina Maria Gioia Tomassetti. Queste le sue parole:

<<“Mancano medici e infermieri, prendiamo anche volontari come nel lockdown”… questa è una dichiarazione del governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. È vero, secondo la stima delle Asl campane c’è una carenza di almeno 350 medici di famiglia, oltre a quelli ospedalieri.
Ma nella medicina territoriale a mancare

non sono le risorse umane, bensì il bando della Regione per collocare sul territorio i medici in attesa d’incarico. La Campania è l’unica regione d’Italia a non aver pubblicato e assegnato le carenze, contravvenendo alle direttive in merito sancite dall’accordo nazionale dei medici di Medicina Generale. L’obbligo è di pubblicare almeno un bando all’anno, per esempio l’Emilia Romagna quest’anno ha pubblicato addirittura tre bandi di gare ACN. In un momento in cui la Campania ha quattromila casi di Covid-19 al giorno ed i medici di base sono quindi fondamentali per fare da filtro agli accessi in Pronto Soccorso (vedi file chilometriche davanti all’ospedale Cotugno in data 07/11/2020), ci sono duemila medici in graduatoria, con titoli e pronti per entrare in servizio, che però sono parcheggiati in un’interminabile attesa mentre i colleghi sul territorio sono pochi e ormai allo stremo delle forze per la mole di lavoro, avendo quasi tutti più di 1300 pazienti. In questo scenario la Campania continua a non pubblicare e assegnare carenze al fine di aumentare i medici di famiglia (assistenza primaria) sul territorio.
L’ultimo bando pubblicato e assegnato risale al 2018 e nel 2020 è stato pubblicato quello del 2019 senza tuttavia mai giungere un’assegnazione: la Campania è l’unica regione a non essere in regola con i bandi obbligatori per legge e per l’accordo nazionale dei medici di base. Dobbiamo denunciarlo tutti, perché i sanitari stanno facendo sforzi incredibili per sopperire a carenze che esulano dalla loro volontà. Il paradosso è che le graduatorie per titoli ci sono e sono duemila i professionisti

che attendono solo la pubblicazioni delle carenze. In pratica, c’è un esercito di medici pronti a entrare in servizio, parcheggiati per colpa della Regione Campania che da una parte grida alla mancanza di medici sul territorio, dall’altra non pubblica il bando che è proprio la ‘conditio sine qua non’ per inserire nuove figure professionali sul territorio. Così, le assunzioni sono ferme, i medici di famiglia non bastano. La sottoscritta per poter accedere alla titolarità di Continuità Assistenziale (MMG) è dovuta emigrare in Lombardia, regione che pubblica i bandi due volte ogni anno, e dopo 6 anni è ritornata per trasferimento a lavorare in Campania. Quanto tempo dovrò aspettare per poter accedere all’assistenza primaria? Se neanche una pandemia riuscirà a ristabilire nella pubblicazione delle carenze in Campania un giusto adeguamento a ciò che è scritto nell’Acn ed a ciò che accade in tutte le regioni d’Italia non ci sarà speranza per noi e per i nostri figli; dovremo lasciare la nostra terra, non ci sarà permesso restare nei luoghi a noi cari e portare in essi le conoscenze e le competenze acquisite.
I professionisti e i cittadini campani hanno gli stessi doveri e diritti di tutti gli altri italiani>>.