L’INCHIESTA – Programma Sviluppo Rurale, la debacle di Terra di Lavoro e la sua subalternità a Salerno e Avellino

CASERTA (Francesco Mantovani) – Fondi strutturali europei: per la provincia di Caserta è una debacle. La graduatoria relativa al Progetto Integrato Giovani, finalizzato a rinnovare la presenza giovanile nei territori cercando di contenere il dramma dello spopolamento e dell’impoverimento di interi territori, evidenzia ancora una volta la subalternità di Terra di Lavoro rispetto al resto della regione. Parliamo di ‘PSR Campania 2014 – 2020’ e non è la prima volta che accade considerato che coloro che investono principalmente nei territori provinciali di Salerno, Avellino e Benevento risultano maggiormente premiati. L’ultima dimostrazione di questo che ormai è diventato un altro paradosso tutto campano è contenuta proprio nella graduatoria del progetto Integrato Giovani approvata dalla Regione Campania con DRD numero 157 del 3-8-2020. Parliamo di una forma di aiuto che mette insieme il riconoscimento di un premio di 50mila euro a fondo perduto per i giovani agricoltori che per la prima volta si insediano come capo azienda e gli investimenti per il ricambio generazionale nelle aziende agricole

con un ulteriore contributo a fondo perduto per l’ammodernamento aziendale e l’acquisto di macchinari innovativi. Bene, dando uno sguardo alla graduatoria ciò che balza subito agli occhi sono i numeri reali per provincia, sicuramente più indicativi di quelli spesso contenuti all’interno di comunicati stampa che offrono al lettore dati più generici. Ecco quindi perché è opportuno in primo luogo esporre i risultati contenuti nella graduatoria definitiva per il Progetto Integrato Giovani pubblicata lo scorso 3 agosto:

La prima considerazione che va fatta è che la provincia di Caserta, storicamente “Terra di Lavoro”, con le sue eccellenze eno-gastronomiche, con le sue aziende di rilevanza internazionale nella produzione del vino, della mozzarella di bufala, degli ortaggi, della frutticoltura, in questa modulazione del PSR non riesce trovare un giusto riconoscimento. Si tratta di un dato incontrovertibile che viaggia di pari passo con una seconda considerazione connessa alla prima: a non trovare un giusto riconoscimento sono soprattutto i tanti giovani agricoltori e imprenditori che nonostante le tante difficoltà non si arrendono e provano fino all’ultimo a desistere dalla volontà di cercare lavoro altrove preferendo restare nelle loro terre d’origine. Guardando i

numeri contenuti in graduatoria, la politica casertana qualche domanda è anche giusto che se la ponga. Magari in questa stessa campagna elettorale, giusto per palesare di tanto in tanto una maggiore aderenza alla realtà. Perché solo 42 giovani avranno accesso ai fondi europei e di conseguenza continueranno la loro permanenza in in Terra di Lavoro a fronte dei 250 di Avellino o dei 221 di Salerno? Quale ruolo hanno avuto le strutture regionali nella divulgazione degli aiuti e nella gestione delle procedure burocratiche? In una provincia già afflitta da tanti problemi, dei quali quello della Terra dei Fuochi è solo la punta di un iceberg, come mai ancora si continua ad avere un rapporto così maledettamente complicato con la burocrazia e con gli uffici competenti? Tutte domande alle quali la politica casertana deve necessariamente fornire risposte più convincenti. Anche perché la pianificazione dello sviluppo di un territorio non passa attraverso la ricerca compulsiva del consenso fine a se stessa ma attraverso la capacità di saper valorizzare un’area riconoscendone prima di tutto la sua più spiccata (e antica) vocazione.