SANT’ANGELO D’ALIFE – Acquedotto, pozzi abusivi e mai regolarizzati: se non ora quando?

SANT’ANGELO D’ALIFE (Francesco Mantovani) – <<A Sant’Angelo d’Alife abbiamo anche un quarto pozzo (per l’estrazione dell’acqua), completamente abusivo>>. Lo ha detto nel corso dell’ultimo consiglio comunale il sindaco Michele Caporaso le cui parole, piombate come un fulmine a ciel sereno, non possono e non devono passare in sordina. Tutto nasce a margine del confronto tra maggioranza e opposizione (anzi tra il sindaco e il presidente del consiglio Giovanni Curtopasso da una parte e i tre consiglieri di opposizione presenti in aula dall’altra). Il tema al centro del dibattito è quello relativo alla non potabilità dell’acqua che si è recentemente protratta per circa quattro settimane. Una polemica alimentata anche e soprattutto a seguito

della sanzione amministrativa inflitta dall’Asl al comune e soprattutto a seguito del sopralluogo effettuato qualche giorno fa dall’ex presidente del consiglio Giancarlo Campone che ha messo in evidenza lo stato di incuria in cui versava la struttura che ospita la vasca di raccolta in località Mezzacosta. Il sindaco, rintuzzando gli attacchi delle opposizioni, si è difeso con i mezzi che più gli sono congeniali. Riavvolgendo il nastro indietro nel tempo, Caporaso ha riesumato per l’ennesima volta da un decennio a questa parte il passato. E’ così che ad un certo punto, colmo di adrenalina, Caporaso ha pronuciato quelle gelide ma chiare parole: <<A Sant’Angelo d’Alife abbiamo anche un quarto pozzo completamente abusivo>>. E gli altri tre? In sede di consiglio è chiaramente

emerso che in realtà tutti i pozzi realizzati nel tempo sono abusivi. Il comune, in parole povere, continua da anni a prelevare le acque senza alcuna autorizzazione e senza provvedere a regolarizzare con la Provincia la propria posizione nonostante, tra l’altro, l’argomento fosse stato già trattato poco più di un anno fa proprio in sede di consiglio. Pertanto, sindaco, assessori e consiglieri non potevano non sapere che il prelievo delle acque fosse abusivo. Per quale motivo da allora non si è ancora provveduto alla regolarizzazione nonostante, tra l’altro, due figure apicali di questa maggioranza (un assessore e un consigliere) indossino quotidianamente le divise di due diverse forze dell’ordine? Che senso ha riavvolgere sempre il nastro indietro nel tempo in particolar modo se si è al governo cittadino da oltre un decennio prima come assessore

ai lavori pubblici e poi dal 2018 come sindaco? E che senso ha ancora riesumare un passato amministrativo nel corso del quale l’attuale presidente del consiglio è stato consigliere di maggioranza? Ma, soprattutto, se non si fosse verificata la criticità legata alla non potabilità dell’acqua quanto tempo ancora si sarebbe dovuto attendere prima che riemergesse la discussione su quello che è il vero e cronico problema ovvero la mancata autorizzazione al prelievo delle acque da parte della Provincia con relativa inadempienza dell’organo esecutivo comunale? Non bastasse tutto ciò, nel corso del civico consesso dell’altro ieri, dopo che il sindaco Caporaso ha relazionato in merito ai valori contrastanti registrati tra Asl – Arpac e un laboratorio di fiducia del comune, il presidente del consiglio si è spinto fino al punto di ipotizzare il ricorso alla Procura della Repubblica. Ora, alla luce dell’intera vicenda, che evidenzia in maniera netta la precarietà nella gestione del servizio e nella custodia dei siti di accumulo delle acque (vedi Mezzacosta) più che guardare sempre al passato o teorizzare fantomatiche azioni giudiziarie non è forse arrivata l’ora di affrontare nel merito un problema che per ovvie ragioni non può più essere rinviato?