RAVISCANINA – Sanità, il paradosso ai tempi del Covid: un intero paese alla ricerca del medico di famiglia

RAVISCANINA (Francesco Mantovani) – A Raviscanina un intero paese è alla ricerca di un medico di famiglia. Ai tempi del Covid succede anche questo. E per di più in un momento in cui la sanità sul territorio è di vitale importanza per contenere il diffondersi della pandemia. Come mai allora? Proviamo a rintracciarne le ragioni. Partendo da un paradosso. Innanzitutto, va detto che la Regione Campania potrebbe attingere ad una graduatoria di medici formati per la medicina di famiglia tale da garantire un turnover per i prossimi 10 anni, ma la lentezza della macchina amministrativa determina un ritardo di anni tra l’individuazione delle zone carenti e la loro assegnazione. A rimetterci sono naturalmente i cittadini, in particolare quelli più fragili o coloro che abitano nelle zone interne che per raggiungere il medico di fiducia devono percorrere in auto anche 20 km. Per ciò che attiene l’assegnazione delle carenze, ancora non sono state assegnate quelle relative all’anno 2018 e se pensiamo che la carenza di Raviscanina è del 2020 si fa presto

a capire che il problema esiste e deve essere risolto. Qualcosa in questo senso già si è mosso: alcuni sindacati dei medici e alcuni esponenti politici hanno infatti già sollecitato palazzo Santa Lucia affinché vengano assegnate tutte le carenze (comprese quelle 2020) per mettersi in marcia con gli standard delle altre regioni ed evitare così incarichi di sostituzione che durino anni a discapito dei professionisti già formati che hanno già maturato il diritto di accedere all’assistenza primaria a beneficio della stabilità degli stessi cittadini. Quali soluzioni dunque? Si potrebbe pensare ad una medicina di montagna. L’ampiezza del territorio e la particolare situazione orografica e viabilistica suggerirebbero la rimodulazione del rapporto ottimale tenendo conto anche di rimodulare la quota pro capite. La mancata assunzione di nuove figure professionali determina infatti una riduzione della possibilità di scelta da parte del cittadino del medico in quanto non pochi professionisti hanno ormai raggiunto il limite massimo di 1575 pazienti. Sarebbe pertanto auspicabile promuovere il rapporto ottimale di un medico ogni 1300 pazienti per garantire il diritto di scelta ai cittadini e una migliore assistenza soprattutto nelle aree interne. Altra proposta – utile soprattutto nelle aree

interne – potrebbe essere il turnover del 100% del personale cessato. In Campania, il problema del turnover non esisterebbe neanche stante una platea di aventi diritto in grado di aspirare all’assegnazione delle zone carenti per l’assistenza primaria (medico di famiglia) e di soddisfare le necessità per diversi anni ancora; per cui se i cittadini vivono disagi è perché manca la volontà politica gestionale di garantire, in particolare nelle aree interne, una assistenza primaria adeguata per qualità e quantità alle necessità del territorio. L’auspicio è che le pressioni arrivate in Regione, anche sull’onda dell’emergenza legata alla diffusione del Covid, siano l’inizio di un risveglio organizzativo ed efficiente del servizio sanitario capillare.