LETINO / SANT’AGATA DEI GOTI – “Sale operatorie chiuse perchè i letti non funzionano”, lo sfogo di una coppia: è ora che certi politici ci mettano la faccia

LETINO / SANT’AGATA DEI GOTI (Francesco Mantovani) – Una paziente ha bisogno di un intervento urgente, ma le “sale operatorie sono chiuse fino a data sconosciuta” perché i letti non funzionano. E’ quanto si sono sentiti rispondere Michele Granato e Paola Pitocco, entrambi di Letino, a seguito di una visita presso l’ospedale Sant’Alfonso Maria dei Liguori di Sant’Agata dei Goti in provincia di Benevento. Una circostanza che ha generato da parte loro, oltre ad un senso di incredulità, la volontà di raccontare e rendere pubblico quanto accaduto attraverso le pagine della nostra testata. Un intervento duro che punta a mettere in evidenza tutte le criticità in cui versa la sanità in Campania a causa delle scelte di qualche politico.  <<La decisione di rivolgerci alla stampa nasce dalla voglia di rendere pubblico, ma soprattutto “menar per bocca”  e spubblicare quelli che riteniamo essere i responsabili di tutto quello di seguito descritto>>. Inizia con queste perole l’intervento di Michele Granato e Paola Pitocco. <<In seguito a problemi di salute abbastanza seri – prosegue il racconto narrato dgli stessi protagonisti – , tramite il nostro medico di fiducia, siamo stati consigliati di prenotare una visita specialistica presso un medico che svolge servizio di ambulatorio presso  l’Ospedale Sant’Alfonso Maria dei Liguori di Sant’Agata dei Goti in provincia di Benevento. Contattato il servizio di prenotazione, evidenziata l’urgenza, siamo riusciti a fissare un appuntamento a breve scadenza. La mattina, ci siamo avviati dal paese di residenza (Letino ndr), verso tale struttura, attraversando l’alto Matese, poi da Piedimonte, Telesina, Fondo Valle Isclero, siamo usciti a Sant’Agata dei Goti. Dall’uscita di Sant’Agata abbiamo preso una strada che porta direttamente all’ospedale, una discarica a cielo aperto, i bordi di detta strada pieni di immondizia

di qualsiasi genere, dal sacco nero pieno di rifiuti casalinghi al divano. Arrivati davanti all’ospedale, notiamo poche macchine parcheggiate e una bella struttura, penso di recente costruzione. Parcheggiamo l’auto nei pressi dell’ingresso principale ed entriamo. Appena entrati ci assale lo sconforto, ci troviamo dentro una bellissima e modernissima struttura completamente “disabitata”. Dopo alcuni minuti si avvicina una persona anziana, chiediamo informazioni e ci dice di recarci al secondo piano, dove presumibilmente il nostro medico effettuava ambulatorio. Arrivati all’ingresso dell’ambulatorio, troviamo una e dico una sola persona in attesa che ci conferma di essere nel posto giusto. Dopo circa una mezz’ora, esce dall’ambulatorio una medico distinto, in divisa verde, molto cortese e sorridente che ci fa accomodare nel suo studio. Dopo aver effettuato una visita specialistica approfondita, ci tengo a sottolineare in modo molto professionale ma soprattutto molto umano, il medico ci annuncia che la paziente ha bisogno di sottoporsi ad intervento chirurgico, ma non può dirci la data, perché, testuali parole, “le sale operatorie sono chiuse fino a data sconosciuta”, in quanto i letti operatori non funzionano>>. Al cospetto di tale affermazione, Michele risponde in maniera de tutto meravigliata: “ma state scherzando ?”. A questo punto, << il medico – prosegue a questo punto il racconto dell’uomo – abbastanza rammaricato, mi ha risposto di no. Dopo varie considerazioni ha deciso di mettere la paziente in lista per l’intervento, ma come detto prima senza fissare una data. Sconfortati e delusi abbiamo intrapreso la strada per uscire. Prima dell’uscita ho notato un cartello recante la scritta “Direzione Sanitaria”. Abbastanza adirato, ho deciso di andare a parlare in direzione sanitaria. Entro

e chiedo ad un infermiere come raggiungere l’ufficio del direttore sanitario, il quale gentilmente mi accompagna. Vengo ricevuto da una Dott.ssa che mi dice che non hanno soldi per aggiustare i letti operatori (due) e la colpa è della Regione che non manda i soldi. Allibito della risposta – aggiunge Michele -, gli faccio notare che tutto questo al giorno d’oggi non è concepibile. La dottoressa in maniera molto pacata mi risponde che non è colpa sua e lei non può fare niente.  Chiedendogli di chi è la colpa, mi risponde che bisogna rivolgersi alla Regione. La mia domanda è: ma è possibile che i giochi politici, e gli interessi economici personali dei nostri “politicanti” devono condizionare e decidere sulla salute dei cittadini? E’ ancora possibile che questi “politicanti” gestiscono e comandano strutture sanitarie pubbliche come se fossero di loro proprietà, decidendo chi e come assumere nuovo personale e a loro piacimento chiudere o declassare strutture sanitarie indispensabili per il nostro territorio già abbastanza martoriato dal problema dello smaltimento incontrollato dei rifiuti? E’ arrivato il  momento – conclude Michele – che queste persone ci mettono la faccia, bisogna metterli in condizione di vergognarsi nei confronti anche e soprattutto dei loro figli>>.