SANT’ANGELO D’ALIFE – Tari, Ospedale e gestione degli incarichi: ora serve chiarezza

SANT’ANGELO D’ALIFE (Francesco Mantovani) – Tari, ospedale e gestione degli incarichi: la maggioranza Caporaso dopo un anno di amministrazione inizia a manifestare più di una falla ed è per questo chiamata a fornire le prime risposte concrete alla cittadinanza. Se da una parte tra la popolazione inizia a serpeggiare malcontento per l’aumento della Tari, un vero e proprio attacco frontale ai contribuenti, in particolare a quelle poche e coraggiose imprese che ancora resistono sul territorio comunale, dall’altra non può passare certamente inosservata l’inerzia della maggioranza consiliare in ordine a problematiche che investono l’intero comprensorio matesino. Una su tutte, la questione ospedale che unitamente alla vicenda legata al rinnovo dei vertici della comunità montana del Matese esprime in maniera emblematica la scarsa autonomia della classe dirigente santangiolese a livello sovracomunale. Accade infatti che nonostante l’invito del ‘Comitato Civico Art. 32’ ad adottare attraverso apposita delibera di consiglio comunale il documento programmatico predisposto dallo stesso sodalizio col quale si chiede a gran voce che venga “implementato il DCA n. 103/201, riconoscendo l’Ospedale di Piedimonte Matese quale DEA I°, ripristinando le UOC di Ortopedia e Chirurgia Generale, la UOC di Anestesia e Rianimazione ed i relativi posti letto e sollecitando l’approvazione della deroga alla chiusura del Punto Nascita del nosocomio”, dalla casa municipale santangiolese tutto continua a tacere. Per quale motivo ancora non è stato preso in considerazione l’appello del comitato? Quali sono i motivi che impediscono al sindaco Caporaso e al consigliere delegato Alfonso Pisaturo di prendere una posizione chiara in merito a tale problematica, tra l’altro molto sentita all’interno del comprensorio matesino? Più o meno gli stessi motivi che tengono la maggioranza consiliare santangiolese ancorata a vecchi schemi partitocratici attraverso i quali qualche consigliere regionale sta spostando da qualche settimana la propria ‘battaglia’ in vista delle prossime regionali sul fronte del rinnovo dei vertici dell’ente montano matesino. Cercando con ogni mezzo di reprimere quell’entusiasmo popolare che alle

amministrative dello scorso maggio ha portato in alcuni comuni una ventata di rinnovamento attraverso l’elezione di sindaci capaci di esprimere prima di tutto la loro più totale indipendenza politica sia a livello comunale che sovracomunale. Per non parlare dell’invito da parte del Comitato Cittadino Raviscanina, al quale hanno aderito ben 67 associazioni presenti sul territorio, con cui si chiede al sindaco tramite Pec di adottare, applicando il principio di precauzione promosso dall’Unione Europea nell’articolo 191 del Trattato, tutti gli atti (regolamento a parte) finalizzati a dire ‘no’ all’installazione sul territorio della tecnologia 5G e a nuove installazioni relative al 3G e al 4G fino a quando i campi elettromagnetici a radiofrequenza non saranno definiti dallo IARC certamente non cancerogeni. Documenti al cospetto dei quali niente si è detto e niente si è fatto. Un silenzio assordante che ora come ora inizia a generare più di un dubbio all’interno della comunità. Per concludere, il capitolo inerente all’assegnazione a ‘go go’ di incarichi a fronte di una condizione non certo florida delle casse comunali. Compendio perfetto di quelle logiche clientelari sulle quali qualche consigliere regionale sta affannosamente tentando con le unghie e con i denti di difendere parte di quel consenso che mai come adesso nel Matese sembra sempre più orientato a viaggiare spedito verso altre sponde. Il decreto di nomina del nuovo responsabile dell’area Amministrativa e Affari Generali è l’ultimo esempio in ordine di tempo. Un’area che il sindaco avrebbe tranquillamente potuto assegnare per competenze e professionalità ad un componente della sua maggioranza – l’avvocato Giancarlo Campone – che avrebbe tra l’altro svolto gratuitamente l’incarico permettendo alle casse comunali un risparmio annuo di poco meno di diecimila euro. Invece no. L’incarico è stato affidato ad una dipendente comunale, cognata di un consigliere di maggioranza. Guarda caso, anch’egli molto legato allo stesso onnipresente plenipotenziario locale. O, se preferite, a ‘Sua Sanità’.