SESSA A- / VIGNE – Carmine Saponetti, il campione nazionale di ciclismo degli anni ’30… una storia commovente e dimenticata

SESSA AURUNCA/VIGNE (Matilde Crolla) – Una storia di altri tempi che solo grazie alla ricerca di un giornalista acuto ed attento non rischierà di finire nel pozzo dell’oblio è quella di Carmine Saponetti, un campione nazionale di ciclismo nato proprio in questo piccolo borgo di Sessa Aurunca nel primo ventennio del secolo scorso. Ieri, nel corso della cerimonia privata del Rotary Club di Sessa Aurunca, organizzata dal presidente Alberto Verrengia a Cellole presso il ristorante ‘Il Pinguino da Giovanni e Teresa’, il giornalista Gianpaolo Porreca editorialista de ‘Il Mattino’, ha raccontato una storia che ha commosso tutti i presenti. Nel corso

delle sue ricerche, da professionista  dell’informazione appassionato di ciclismo, è venuta fuori la storia di Carmine Saponetti, un campione nazionale di cui si è persa ogni traccia sia professionale che privata. Carmine Saponetti nasce a Vigne nel 1913 da un’umile famiglia di contadini. Sin da piccolo scopre dentro di sé l’amore per la bicicletta. Giovanissimo, con pochi spiccioli, si reca a Roma dove si iscrive da dilettante alla scuola di ciclismo AS Roma. Dall’esperienza nella capitale, prima da dilettante e poi da professionista, inizia la sua carriera sportiva. Partecipa e vince diverse gare ed essendo un velocista riesce proprio nel velodromo di Milano a coronare il suo sogno di campione nazionale. Saponetti, infatti, comprende la sua

forza e si iscrive nell’ambito professionistico entrando a far parte di squadra di Mantova. Da professionista partecipa al Giro d’Italia, che all’epoca era la più importante competizione sportiva nazionale. Il ciclismo nel primo dopoguerra è lo sport nazionale per eccellenza, quello che sarà il calcio del futuro. Saponetti partecipa e vince ben due tappe del Giro d’Italia, conquistando il primato di primo campione campano di ciclismo. Purtroppo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, le sue vittorie risalgono al ’39,  la forza

e la leadership di un campione nascente come Coppi, faranno perdere pian piano le tracce del campione nostrano. Sarà, infatti, battuto proprio da Fausto Coppi, e questo rappresenterà l’ultimo evento della sua storia sportiva. Non si sa più dove sia vissuto, chi sono i suoi eredi. Si racconta un aneddoto su una donna di età avanzata che si sarebbe recata a Roma per rincontrare suo figlio, con qualche spicciolo in tasca per potergli dare un conforto economico, inconsapevole di aver messo al mondo un campione. Un dato è certo, ha portato alto il nome del territorio aurunco e la ricerca di Porreca è stata fondamentale per ritrovare un campione dimenticato.